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Hacker russi: ecco il doping made in Usa

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Si torna a parlare di doping e Olimpiadi. Ma stavolta l’offensiva arriva dalla Russia e ha per obiettivo gli Stati Uniti. Il gruppo di hacker informatici russi Fancy Bear’s ha violato il database della Wada, l’agenzia antidoping mondiale, e ha iniziato a far trapelare rivelazioni che coinvolgono atleti statunitensi di primo piano, come le sorelle Serena e Venus Williams nel tennis, la ginnasta Simone Biles (quattro ori e un argento a Rio) e la star del basket Elena Dalle Donne. Secondo i pirati informatici, durante le ultime Olimpiadi la Biles avrebbe fatto uso di metilfenidato e anfetamine, Serena Williams di oxycodone e hydromophone (oppiacei), oltre a prednisone, prednisolone e methylprednisolone (nei documenti è citata anche la sorella) mentre la Delle Donne avrebbe utilizzato anfetamine e idrocortisone.

Tutto sotto prescrizione medica, va sottolineato, e quindi in maniera lecita. Per Fancy Bear’s però si tratterebbe di una copertura a posteriori fornita dalla Wada. «Abbiamo capito che decine di atleti erano risultati positivi alla vigilia e durante i Giochi. I medagliati hanno usato con regolarità sostanze illecite giustificate da certificati medici. E questa è solo la punta dell’iceberg. To be continued…». Un vero e proprio Olympilicks, o un tentativo di vendetta di Mosca dopo l’esclusione della Russia da Rio? Per le Williams l’utilizzo delle sostanze risale fino a sei anni fa, per la Biles ai Mondiali di ginnastica del 2013. Va aggiunto che Venus Williams soffre dal 2011 della malattia di Sjoberg, una sindrome autoimmune infiammatoria cronica, mentre la sorella Serena sempre nel 2011 ha sofferto di una grave embolia polmonare.

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