PADRE MASSACRA DI BOTTE PROFUGO CHE STAVA STUPRANDO FIGLIA

Kleve, cittadina tedesca, notte inoltrata. Max, padre sessantenne, è a casa, quando squilla il telefono. E’ la figlia che sta tornando da una festa con amici: “Papà, qualcuno mi sta seguendo…ho paura”. Esce di casa e corre verso la zona indicata dalla ragazza: quando arriva, lei è già a terra, priva di sensi, con un uomo addosso che la stava spogliando. E’ un immigrato dall’aspetto mediorientale.

Il padre – scrivono i media internazionali – si scaglia come una furia contro il violentatore e lo massacra di botte. Poi chiama ambulanza e polizia. Quando gli agenti arrivano identificano lo stupratore: un profugo siriano. L’ennesimo. Abita a spese dei contribuenti in un hotel per rifugiati di Kleve. Ormai una non notizia della cronaca nera tedesca.

La vittima, una ragazza di 23 anni, si è poi ripresa in ospedale. Ma avrà sempre il terrore dietro di lei.

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